I dieci lavori più pericolosi in Italia

Secondo le statistiche Inail, muratori, autisti e coltivatori sono i più coinvolti nel dramma delle morti bianche

Le morti bianche in Italia continuano a essere un dramma. Secondo un'indagine condotta dall'Osservatorio Sicurezza sul Lavoro della società Vega Engineering, le persone che hanno perso la vita sui luoghi di lavoro nel 2010 sono state ben 526: 509 uomini e 17 donne. La "strage silenziosa" si è abbattuta soprattutto sui lavoratori più "esperti", quelli nella fascia d'età compresa tra i 40 e i 59 anni: si tratta di circa la metà di tutte le morti bianche del Paese (45,4% sul totale).

[Quali sono i lavori più usuranti?]

Questa tragedia ha coinvolto indiscriminatamente Nord e Sud. Il maggior numero di vittime del lavoro, in termini assoluti, si è registrato in Lombardia (74 decessi), seguita da Veneto (55), Campania (44) e Puglia (43). Ad avere invece il triste primato nella classifica regionale che riguarda l'incidenza dei decessi in rapporto alla popolazione lavorativa è il Trentino Alto Adige: 62,2%, contro una media nazionale pari al 27,1%. Quanto alle province, la maglia nera è condivisa da Bolzano e Roma: in entrambi i territori le vittime sono state 20.

Il bilancio, già tragico di per sé, diventa ancora più inaccettabile se si considera che negli ultimi anni i posti di lavoro sono divenuti mediamente più sicuri che in passato e l'attenzione dei media su questo tema è sensibilmente cresciuto. In più, va tenuto conto che questi dati sono relativi soltanto alle morti avvenute sul luogo di lavoro e non calcolano i decessi "in itinere" (quelli che avvengono nel recarsi sul posto di lavoro) e quelli dovuti alla circolazione stradale.

Integrando la ricerca dell'Osservatorio con i numeri forniti dall'Inail (Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro) è possibile individuare i mestieri e i settori professionali in cui si registra il numero più elevato di morti bianche nel nostro Paese.

Secondo le statistiche dell'Inail, riferite all'anno 2009, i dieci lavori più pericolosi d'Italia (senza tenere conto dei decessi "in itinere") sono:

  1. Muratore
    I lavoratori impegnati nei cantieri edili sono quelli più a rischio. Il tasso di mortalità per questo tipo di mansione è pari all'11%. Ovvero, su 100 persone che perdono la vita sul lavoro, 11 sono muratori.
  2. Autista
    La definizione di "autista" è generica. Riguarda chi lavora nei trasporti come conducente di autovetture (automobili, bus e taxi in particolare). Il livello di mortalità è del 10,5%. La maggior parte dei decessi avviene, come è intuibile, a causa di incidenti stradali.
  3. Coltivatore diretto
    L'agricoltura è storicamente uno dei settori in cui si verificano più incidenti. Per questo tipo di impiego, il coltivatore diretto, la percentuale di decessi rispetto al totale è del 7%.
  4. Manovale edile
    Sempre nel settore delle costruzioni, il manovale edile è il lavoratore incaricato di assistere i muratori all'interno dei cantieri, soprattutto nel trasporto di materiale. Per questa figura, il rischio di incidenti letali è un po' minore: l'indice di mortalità è pari al 5%.
  5. Meccanico manutentore
    In questa denominazione sono racchiusi tutti i lavoratori che si occupano di eseguire lavori di manutenzione meccanica su macchinari (industriali e non) e mezzi di trasporto. L'incidenza di decessi rispetto al numero complessivo è pari al 4,5%.
  6. Autotrasportatore
    Nell'ambito dei trasporti, l'"autotrasportatore" è, più nello specifico, il lavoratore che conduce mezzi pesanti e trasporta carichi di merci per conto di imprese ed enti. Il grado di mortalità per questo tipo di mansione è del 3,5%.
  7. Impiegato amministrativo
    Anche in ufficio la possibilità che si verifichino incidenti letali non è bassa. Per gli impiegati amministrativi il tasso di mortalità è pari al 3,5%.
  8. Bracciante giornaliero
    Nel settore agricolo, anche i braccianti giornalieri sono sottoposti a un rischio di morte piuttosto elevato: il livello di mortalità registrato è del 3,5% rispetto al totale dei decessi. Il pericolo per i braccianti è inferiore rispetto a quello dei coltivatori diretti perché le mansioni svolte comportano minori responsabilità e un uso meno frequente dei mezzi di trasporto agricoli, una delle maggiori cause di incidenti letali in questo ambito.
  9. Addetto alle attività operative nei servizi
    Con questa definizione sono indicati i lavori tecnici, solitamente manuali, svolti nel settore dei servizi. Per questo tipo di mansione professionale il tasso di mortalità rispetto al totale è del 2%.
  10. Magazziniere
    Per i lavoratori addetti alla ricezione, allo stoccaggio e alla spedizione di merci nelle imprese il tasso di mortalità registrato è del 2%.

Se invece si osservano i settori professionali, la ricerca dell'Osservatorio evidenzia che nel 2010 è stata l'agricoltura a detenere il primato delle morti bianche con il 34,6% dei decessi. In questa nefasta classifica, al secondo posto ci sono le costruzioni (28% delle vittime), al terzo i trasporti e le comunicazioni (7%), al quarto il commercio, l'artigianato e le attività legate alla produzione, distribuzione e manutenzione di energia elettrica, acqua e gas (5,3%).

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